INTRO

Con questo articolo si inaugura una nuova sezione del nostro blog dove racconteremo aneddoti, riflessioni e curiosità su alcune delle foto per noi più significative. Non potevo non cominciare da questo scatto e ora vi spiego il perché.

UNA FOTO SBAGLIATA?

storia di una foto

Sono molto legato a questa fotografia perché è grazie a lei che ho iniziato un processo di valutazione del mio approccio alla fotografia di matrimonio.
Siamo nel 2015 in Puglia, nella Chiesa di Santa Teresa nei pressi del porto di Trani. E’ il matrimonio di Ilario ed Erika, una giovane coppia pugliese conosciuta a Roma.

Per chi come me è amante degli scatti spontanei, i bambini sono inesauribile fonte di ispirazione. Non conoscono pose e la loro reazione alla macchina fotografica è sempre naturale, mai filtrata.
Il bimbo ripreso nella foto durante tutta la cerimonia non si è fermato un attimo e la mamma, povera, gli è corsa dietro per cercare di limitare le sue scorribande, con tanta fatica e scarsi risultati.
La scena riportata nella fotografia è l’epilogo, il finale di questo gioco, involontario per la mamma, probabilmente non per il figlio.
E’ l’istante in cui i due sono finalmente faccia a faccia; il bimbo “protetto” dal confessionale e la mamma, disperata ma attenta a non disturbare l’Omelia, che con un gesto richiama il figlio al silenzio.
Non ricordo bene come andò a finire ma se devo scommettere qualcosa sarei più propenso a pensare che il momento di stallo non durò molto e il divertimento, per il bambino, continuò per il resto della cerimonia.

Ma veniamo al titolo di questo articolo: Una foto sbagliata. Sbagliata perché? E soprattutto per chi?
Rimasi spiazzato quando gli sposi, durante la selezione per stampare il lavoro, non inclusero la fotografia tra quelle scelte. Essendo molto contento dello scatto non mi rassegnai e provai a chiedere spiegazioni.
La motivazione fu semplice, mi dissero: Luca la foto è molto bella ma dobbiamo scegliere e nella nostra personale selezione abbiamo deciso di dare maggior spazio alle persone a cui siamo uniti da legame profondo. Loro (intendendo a mamma e il suo bimbo) naturalmente sono amici ma non rientrano in questa selezione personale. Colpa tua, aggiunsero sorridendo quasi per consolarmi, che ci hai consegnato troppe belle foto!

BELLA E SIGNIFICATIVA

La motivazione della scelta fatta dagli sposi mi fece venire in mente la frase che disse il mio docente di fotografia alla sua prima lezione: uno scatto per essere buono deve essere bello e significativo.
Conclusi il mio ragionamento pensando che la questa fotografia al massimo ambiva ad essere bella ma certo non poteva essere considerata significativa, almeno non lo era stata per gli sposi. In definitiva, per loro, era una foto sbagliata.
A me invece questa foto è servita molto. Mi ha fatto interrogare su come sia fondamentale nel mio lavoro, e per il mio approccio, cercare di conoscere il più possibile le persone e le situazioni da fotografare.
In fin dei conti una fotografia non è altro che una rappresentazione soggettiva di quello che si vede e si percepisce di una realtà. E allora più si entra in sintonia con quella realtà, maggiore è la possibilità di restituire una documentazione rilevante per gli interessati.
Questo episodio mi ha spinto a voler conoscere meglio la coppia prima del matrimonio. Comunicare con loro scoprendo aneddoti, informazioni e affetti legati alla loro vita è diventata parte integrante e fondamentale della mia ricerca fotografica.
E’ la mia modalità per rendere più personale la storia che racconto cercando di far coincidere quello che ricerco nella fotografia con ciò che è importante per gli sposi.

Qui sotto alcuni degli scatti più significativi del matrimonio di Ilario ed Erika.

 

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